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Le lunghe liste di attesa nella sanità italiana e il nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa

Il nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa (PNGLA) per il triennio 2010-2012 si pone l’obiettivo di definire un percorso di garanzia e di appropriatezza, un percorso di equità di accesso dei cittadini ai servizi sanitari, prevedendo, tra i vari interventi, la definizione di una minuziosa tempistica da rispettare obbligatoriamente per visite, esami e interventi chirurgici. Di recente, a denunciare il problema delle liste di attesa sono i dati della ricerca del Censis "Aspettative e soddisfazione dei cittadini rispetto alla salute e alla sanità", diretta da Ketty Vaccaro del Censis, che tramite un’indagine di popolazione, ha analizzato opinioni, atteggiamenti e aspettative degli italiani su una serie di tematiche sanitarie, tra cui quella dell’accessibilità e delle liste d’attesa.

Complessivamente, i pazienti intervistati hanno indicato che il tempo intercorso tra la prenotazione e l’erogazione dell’accertamento diagnostico è durato 50 giorni in media; ma è dall’analisi delle attese in base al tipo di prestazione ricevuta e al tipo di struttura che l’ha erogata che emergono le differenze più evidenti.

Anzitutto si rileva che se non sussistono differenze tra le attese mediamente sostenute negli ospedali e nei poliambulatori territoriali pubblici, dove in ambedue i casi il valore è pari a 57 giorni, nelle strutture private convenzionate queste si riducono a 27 giorni.

Mentre, in relazione alle prestazioni erogate direttamente dal soggetto pubblico (quindi da poliambulatori ed ospedali) i tempi di attesa variano sensibilmente a seconda della modalità di prenotazione: per chi ha contattato telefonicamente direttamente l’ospedale l’attesa media si riduce a 40 giorni, contro i 50 di chi ha prenotato allo sportello ed i 76 di chi ha ottenuto la prenotazione chiamando il Centro unico di prenotazione (CUP), e ancora più vistosa è questa differenza a proposito del poliambulatorio territoriale, poiché sono 78 i giorni medi di attesa per chi si è rivolto al CUP, contro i 46 di chi ha prenotato allo sportello ed i 25 di chi ha potuto chiamare direttamente la struttura, e si tratta di dati che evidenziano quanto i sistemi di prenotazione unificata non solo risultino poco accessibili per l’utenza, ma offrano un servizio assolutamente inadeguato, se la loro ragion d’essere deve essere quella di ridurre le liste di attesa per mezzo della razionalizzazione e l’ottimizzazione dell’erogazione dei servizi sanitari ambulatoriali.

In proposito all’influenza negativa che i sistemi di prenotazione unificata hanno sui tempi delle liste di attesa, si vuole sottolineare il fatto che il PNGLA prevede anche l’utilizzo di una quota di risorse da vincolare per specifici progetti regionali in materia di CUP, ma come commenta Carla Collicelli “è inutile introdurre innovazioni tecnologiche se poi non si è in grado di gestirle senza criteri di efficienza”.

Inoltre, gli esami a proposito dei quali si registrano i tempi di attesa più lunghi sono gli esami radiografici complessi, per i quali l’attesa media raggiunge gli 83 giorni, con significative variazioni tra le diverse zone del Paese, per cui al Centro il valore medio raggiunge i 110 giorni (quasi 4 mesi), mentre al Nord Est si ferma a 44. Anche gli esami endoscopici hanno comportato attese assolutamente rilevanti, pari in media a 54 giorni, e in questo caso l’ospedale è la struttura che ha offerto i tempi più brevi (46 giorni contro gli oltre 70 degli ambulatori pubblici o privati convenzionati), così come gli esami diagnostici tecnologicamente più impegnativi, quali TAC (53 giorni, che arrivano a 73 negli ambulatori territoriali e si fermano poco sotto i 50 sia in ospedale che nel privato convenzionato) e RMN (52 giorni, ma che si riducono a 15 nel privato convenzionato contro i 65 dell’ospedale ed i 91 degli ambulatori aziendali).

Infine, un altro elemento importante nell’analisi dei dati relativi alle liste di attesa, è rappresentato dal motivo dell’accertamento, e dunque dalla capacità del sistema di razionalizzare e organizzare le attese anche in considerazione delle condizioni cliniche e dei bisogni dei pazienti.

Si osserva, infatti, che per gli accertamenti compiuti per approfondire i nuovi sintomi i tempi di attesa tendono a ridursi (in media si fermano a 42 giorni contro i 50 complessivi), per quelli effettuati come controllo di patologie già note i tempi tendono invece ad allungarsi (52 giorni), ma è per quelli effettuati per motivi preventivi che si rilevano i tempi più lunghi (71 giorni in media), mentre è per gli accertamenti effettuati nell’ambito di una preospedalizzazione che le liste di attesa risultano più brevi (25 giorni in media).

L’opinione per cui l’attesa sostenuta in lista è stata troppo lunga viene condivisa dal 36,4% del campione, mentre a non essere d’accordo con questa affermazione è il 63,6%. Si osservano a questo proposito variazioni territoriali piuttosto significative, per cui la quota di “sì” si ferma al 25,7% al Nord Est e raggiunge il 44,2% al Sud e Isole. Confrontando invece i tassi di risposta rilevati tra gli intervistati in base all’attesa effettivamente sostenuta si osserva come le indicazioni di accordo con l’affermazione per cui si sia trattato di un’ attesa troppo lunga siano pari al 6% circa tra chi ha atteso meno di una settimana, al 14,6% tra chi ha atteso tra una settimana e 15 giorni e al 35,4% tra 16 giorni e un mese, mentre diventano maggioritarie tra chi ha atteso tra uno e tre mesi (65,3%) o più di tre mesi (84,1%): i dati suggeriscono dunque che i 30 giorni rappresentino una sorta di valore-soglia, oltre il quale l’attesa in lista viene generalmente considerata eccessiva.

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