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"La salute come processo sociale. Sanità e ricerca sociologica". Un recente contributo di Carla Collicelli
Difficilmente si riesce a sollevare lo sguardo dalle questioni quotidiane (soprattutto dai problemi economici e finanziari) quando si è impegnati in attività di gestione e coordinamento di settori complessi, come la sanità. Ma sarebbe opportuno farlo, per riflettere in termini di lungo periodo e di maggiore profondità sugli obiettivi ed i modelli cui fare riferimento per le scelte da compiere. Un contributo alla riflessione ed all’approfondimento, nel senso detto, può venire dal lavoro svolto dai ricercatori sociali e dai sociologi attorno alle tematiche della domanda e dell’offerta di salute, ormai decisamente rilevante nel panorama degli studi sociali.
Attualmente sono tre i filoni che caratterizzano la riflessione sociologica sulla salute e la sanità: quello della sociologia della medicina, centrata sui contenuti delle professioni sanitarie; la sociologia della sanità, interessata soprattutto alle politiche pubbliche ed alla organizzazione dei servizi; e la sociologia della salute, più legata ai temi cardine della disciplina sociologica, ed in modo particolare al ruolo degli individui nel rapporto terapeutico, agli aspetti culturali ed informativi, ed a quelli psico-ambientali. La ricerca empirica degli ultimi 20 anni ha dato vita ad un approccio integrato, con contemporanea attenzione per gli aspetti organici e psichici, somatici ed ambientali, antropologici ed economici, biologici e politici del settore. Ne risulta un punto di vista particolarmente utile per la riflessione strategica, secondo il quale la salute è una lente attraverso cui osservare il sociale, ed al tempo stesso il sociale è il brodo di coltura dei processi che riguardano la salute.
E’ così per quanto riguarda i modelli di welfare nei quali la sanità si iscrive, animati oggi da principi decisamente diversi rispetto a quelli del passato, come il valore della differenza contro la massificazione, quello della sussidiarietà e dell’autotutela contro l’assistenzialismo, il superamento dei confini tra settori differenti di intervento a favore di un approccio integrato, il peso della reciprocità e della comunità rispetto al fiscalismo burocratico.
Le ricerche mostrano che l’integrazione dovrebbe realizzarsi all’interno della disciplina medica, gli italiani infatti preferirebbero un medico che abbia ottime capacità professionali ed esperienza (58%), ma soprattutto capacità di rapporto umano con il paziente (35%), amore per la professione (30%), attenzione per la prevenzione (15%), reperibilità (15%), impegno nell’aggiornamento (11%). L’integrazione dovrebbe attuarsi anche nella revisione dei rapporti tra istituzioni e livelli di governo differenti, dove dovrebbe realizzarsi in maniera congiunta vera integrazione insieme a vera autonomia funzionale, parità e reciprocità. Integrazione dovrebbe significare riconoscimento delle responsabilità dei diversi soggetti coinvolti, rapporto di scambio a due vie (verso l’alto e verso il basso), referenzialità rivolta ai destinatari dei servizi e definizione degli obiettivi e dei criteri di offerta in maniera congiunta.
Alla luce di simili elementi, è evidente che il lavoro sulla valutazione delle performance in sanità risponde ad una esigenza fortemente sentita, sia dagli utenti che dagli addetti ai lavori. Tutte le analisi più recenti convergono infatti nel mettere in luce la richiesta di “più qualità” e di maggiori investimenti nella valutazione della qualità da parte degli stessi operatori e dirigenti sanitari, sia all’interno della propria regione che nel dialogo con le altre regioni e con il governo centrale.
Ci si aspetta soprattutto che la nuova fase di gestione e valutazione sia in grado di offrire qualcosa di più e di nuovo rispetto ai risultati prodotti dai tradizionali controlli di gestione e dalle tante indagini di soddisfazione degli utenti. Il rischio evidente è che le contraddizioni di fondo non vengano portate completamente a galla e che non vengano elaborati i necessari nuovi modelli di intervento, sulla base di un processo di concertazione e di riforma partecipata. In particolare occorrerebbe che: le parti sociali adottassero un’ottica di responsabilità concertative decentrate, di poliarchia, di ridefinizione continuata dei modi della rappresentanza, di attenzione alle nuove forme di bisogno ed ai soggetti tradizionalmente non rappresentati; gli individui, le famiglie e le imprese elaborassero una cultura del rischio e della sussidiarietà sociale di tipo attivo e promozionale, abbandonando la “cultura del welfare dovuto”, il garantismo ed il corporativismo; lo stato si predisponesse a sgonfiarsi nel livello gestionale, a cedere il passo ad altri soggetti, e ad assumere un ruolo di coordinamento più forte in un assetto di servizi e di prestazioni articolato e pluralistico; si lavorasse seriamente a progetti di welfare locale e territoriale autogestiti dal basso, contro le logiche piramidali e contro i conflitti interistituzionali con empowerement di tutti i soggetti validi e attivi.
Il testo “La salute come processo sociale, sanità e ricerca sociologica” di Carla Collicelli, recentemente pubblicato da Franco Angeli (luglio 2011), offre un contributo alla analisi di questi ed altri temi di sociologia della salute e di politica sanitaria, a partire dalla definizione dei più importanti modelli interpretativi di settore; per proseguire con la discussione di alcuni significativi risultati di ricerca empirica recente, in particolare per quanto riguarda i processi di addensamento sociale e la percezione del benessere, le questioni relative alla trasformazione e revisione del modello italiano di welfare state, la sussidiarietà ed il ruolo della famiglia, la domanda di salute, i consumi sanitari, le modificazioni del sistema di offerta, il ruolo della prevenzione e degli stili di vita, la funzione degli stakeholders del settore, la relazione medico paziente, la comunicazione sanitaria, la valutazione della qualità e dell’efficienza, l’equità, la governance di settore; e per chiudersi con la indicazione dei risvolti etici e politici delle scelte di gestione e riforma.
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