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Salute e web: crescita esponenziale ma con grandi rischi, soprattutto per i vaccini

Il 29 Settembre 2010, in occasione del workshop “Vaccini: il passaparola, che confusione!”, organizzato a Roma da Farmindustria, è stato presentato dalla responsabile del Settore Welfare del Censis Ketty Vaccaro un contributo in merito alla comunicazione sulla salute sul web, di cui presentiamo qui di seguito una sintesi.

Gli utenti abituali di internet sono passati, secondo i più aggiornati dati Censis, dal 20,1% del 2001 al 47% del 2009 (pari a 23 milioni circa di italiani). Si tratta prevalentemente di maschi, giovani, istruiti e abitanti dei grandi centri, senza differenze tra Nord, Centro e Sud. In particolare è il 34% degli italiani ad utilizzare il web per la ricerca di notizie in relazione alla propria salute (pari a circa 16,6 milioni di persone), una quota che cresce notevolmente in relazione al livello di istruzione (sono quasi il 46% dei laureti ad usare internet per tale motivo). Nei dettagli, il 29,5% lo fa per cercare informazioni su specifiche patologie, il 18,4% per raccogliere informazioni su medici, strutture alle quali rivolgersi, il 5,3% per prenotare visite, analisi, ecc., il 2,1% frequenta forum, community e altri scambi e confronti tra pazienti.

Sia nell’accesso delle informazioni che nella selezione dei servizi, il peso del differenziale culturale presenta la sua importanza; infatti i laureati si ritengono più informati sui temi generali della salute (76,3% dei laureati rispetto al 63,6% del totale) e sui servizi (68,6% rispetto al 55,8%); inoltre, coloro che presentano un elevato livello di istruzione si servono maggiormente di internet per scegliere un servizio sanitario (34,1% dei laureati contro il 19,9% del totale).

Gli italiani interessati ai temi di salute si collegano on line principalmente per verificare l’esattezza delle diagnosi e delle terapie formulate dal medico (12,7%), per informarsi e quindi discutere con il proprio medico dei risultati (indicato dal 12% degli intervistati) e per contestare al medico l’esattezza di diagnosi e terapie (4,7%); tutte percentuali che crescono notevolmente tra i più istruiti.

E’ quasi il 40% degli intervistati ad affermare di mettere in pratica ciò che si apprende dai mass media, soprattutto per quel che concerne la prevenzione (percentuale che anche in questo caso aumenta se si osservano le risposte dei laureati). L’analisi dei dati relativa ai comportamenti adottati in seguito a quanto appreso dai mass media mostra che il 26% dichiara di modificare realmente il proprio stile di vita, il 18,4% si sottopone ad un check up o ad uno specifico accertamento, il 15,2% acquista un farmaco diverso rispetto a quello abituale e il 14,4% discute di quanto appreso con il proprio medico.

In particolare l’orientamento dell’informazione sui vaccini nell’ambito dei social network (utilizzati dal 40,5% degli italiani, pari a 19,8 milioni di persone, sempre sulla base di dati Censis), secondo l’indagine realizzata da Sanofi Pasteur Msd, appare decisamente negativo nei confronti dell’utilità e della sicurezza delle vaccinazioni, con la conseguenza della diffusione di sentimenti di disaffezione, preoccupazione e rigetto. La questione risulta a tal punto problematica da avere spinto gli industriali di Farmindustra a progettare una sorta di Libro Bianco per combattere miti e pregiudizi sulla prevenzione e la vaccinazione.

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