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Se la qualità dei servizi sanitari non migliora, rischio fuga verso altri Paesi

Dal Monitor del Forum per la Ricerca Biomedica risulta essere bassa la quota di italiani che hanno percepito un miglioramento dei servizi sanitari nella propria Regione negli ultimi due anni: solo il 20% a livello nazionale, in particolare il 26% al Nord-Ovest, il 31% al Nord-Est, il 19% al Centro, il 10% al Sud.

Per il 58% è rimasto tutto più o meno uguale, il 22% ha percepito un peggioramento, mentre per oltre il 59% degli italiani la copertura pubblica garantita dal Servizio sanitario è rimasta inalterata. E’ quanto emerge dai risultati del Monitor del Forum per la Ricerca Biomedica e del Censis, indagine che tradizionalmente offre un quadro del rapporto degli italiani con i diversi aspetti della salute e del Servizio sanitario nazionale.

Aspetto di fondamentale importanza emerso dall’analisi dei dati riguarda il rischio di fuga degli italiani verso le strutture sanitarie di altri Paesi; infatti, è più del 39% degli intervistati a dichiarare che in caso di un grave problema di salute si curerebbe all’estero e il 3% afferma di averlo già fatto. Spiccano i relativi dati del Nord-Est (quasi il 56% dei cittadini andrebbe all’estero, quasi il 2% l’ha già fatto), dei laureati (per curare una malattia grave il 47% si trasferirebbe all’estero, quasi il 6% l’ha già fatto), di chi gode di una condizione economica medio-alta (il 45% lo farebbe, il 5% l’ha già fatto).

In pratica, chi ha aspettative di qualità più elevate (come i residenti al Nord-Est che dispongono già di una sanità mediamente migliore e i laureati), e chi può permetterselo economicamente, tenderà sempre più a cercare la qualità delle cure fuori dall’Italia.

A questa fuga verso l’estero si affianca, soprattutto nel Mezzogiorno, la già consolidata fuga verso la sanità di altre Regioni. Più del 48% dei residenti al Sud e nelle isole (a fronte di meno del 40% a livello nazionale) dichiara che in caso di un grave problema di salute si rivolgerebbe al Servizio sanitario di un’altra Regione, mentre all’8,5% (il 6,3% a livello nazionale) è già capitato di farlo. A dichiarare ciò sono i più giovani (quasi il 52%), i diplomati (il 47,7%), i residenti nei comuni tra 10 e 30 mila abitanti (il 50%), i più orientati alla mobilità extraregionale in caso di malattia grave.

Non sono poi da sottovalutare le paure degli italiani sulla sanità; quasi il 40% dei cittadini teme un aumento eccessivo delle differenze di qualità dell’offerta sanitaria nelle diverse Regioni (il dato sale a più del 54% al Sud), il 33,2% teme la mancanza di strutture e servizi adeguati ai bisogni di assistenza, il 32,1% ha paura che l’influenza della politica danneggi in modo irreparabile la qualità dei servizi sanitari, più del 19% teme i conti in disavanzo che impongono robusti tagli all’offerta.

Ma il problema più urgente della sanità secondo gli italiani è rappresentato dalla lunghezza delle liste di attesa, indicato dal 73% del campione (da più del 79% delle persone con basso titolo di studio e da oltre il 77% degli intervistati residenti in città tra 100 e 250 mila abitanti). Nel prossimo futuro, inoltre, in sanità ci sarà bisogno di più umanità (35,6%), più qualità (35%), più professionalità (31%) e maggiori risorse economiche (29,3%).

Per fronteggiare la limitatezza delle risorse economiche destinate alla sanità, quasi il 43% del campione ritiene opportuno introdurre un ticket in base al reddito, il 37% giudica indispensabile rendere più efficienti strutture, servizi e personale sanitario, il 36% chiede controlli più rigorosi sui Medici di medicina generale.

Questi dati rappresentano una sintetica anticipazione dei risultati del Monitor del Forum per la Ricerca Biomedica che verrà presentato a breve.

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