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Ridurre il costo sociale complessivo nel ciclo di vita dei pazienti oncologici. Il contributo del Censis al Terzo Rapporto sulla situazione assistenziale dei malati oncologici

Al 2010, su oltre 2,2 milioni di persone che hanno avuto una diagnosi di tumore nella loro vita, quasi 1,3 milioni di persone (oltre il 57% del totale) convive con la malattia da oltre cinque anni. Secondo le proiezioni Censis al 2010 realizzate sulla base dei dati dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori del 2006, il 21% delle persone con tumore in Italia ha avuto la diagnosi nei 2 anni precedenti, il 21,7% tra 2 e 5 anni, il 23,3% tra 6 e 10 anni, il 13,9% tra 11 e 15 anni, l’8,3% tra 16 e 20 anni e, infine, l’11,7% da oltre 20 anni. E’ chiaro dunque che il tumore è una patologia di massa ed è una patologia cronica, che non può più essere considerata solo sotto il profilo della risposta all’urgenza e all’emergenza sanitaria, ma necessita di forme di supporto prolungate nel tempo, fino ad interventi che facilitino il reinserimento sociale e lavorativo.

Una ulteriore stima Censis su dati Lilt-Gpf consente di indicare in 142 milioni di euro il costo annuale in capo alle persone che si ammalano ogni anno di tumore alla mammella, e in 380 milioni di euro il costo sociale complessivo, inclusivo anche dei costi diretti a carico del Servizio sanitario nazionale, oltre che di quelli privati, per i nuovi casi nel 2010.

Per ridurre i costi sociali del tumore, altrimenti destinati ad esplodere nel lungo periodo per effetto dell’invecchiamento, e non solo, occorre aumentare la capacità delle cure e dei farmaci di garantire una guarigione con il minimo degli effetti collaterali, nonchè benefici aggiuntivi rispetto a quelli attualmente possibili.

Su questo vi sono grandi aspettative da parte dei cittadini, considerando che oltre il 54% degli italiani pensa che le nuove cure mediche e i nuovi farmaci rappresentino le innovazioni tecnologiche e sociali che più cambieranno la vita in Italia nel prossimo futuro: la pensa così il 48,6% dei più giovani, il 50,3% dei 30-44enni, il 55,5% dei 45-64enni ed il 60,4% degli oversessantacinquenni (indagine Censis, 2011).

Dati Censis-Forum per la Ricerca biomedica consentono di definire anche in modo più preciso il contenuto delle aspettative dei cittadini relativamente alle priorità per il futuro della ricerca farmaceutica: il 54% degli italiani ritiene che il farmaco ha contribuito e contribuisce molto alla sconfitta delle malattie mortali e quasi il 76% al miglioramento della qualità della vita. Oltre il 68% degli intervistati indica come priorità assoluta la scoperta di farmaci per guarire patologie ancora incurabili, poco meno del 29% indica l’esigenza di giungere a farmaci meno rischiosi con minori effetti collaterali di quelli attuali ed il 12,6% a farmaci più personalizzati, adeguati alla fisiologia dell’individuo.

Attualmente nemmeno un farmaco oncologico rientra nella lista dei farmaci più innovativi stilata da Aifa, quali farmaci che devono essere garantiti tempestivamente e ovunque ai pazienti: un vuoto da colmare al più presto, adottando forme di valutazione dell’innovatività in grado di riconoscere quella propria dei farmaci dell’ambito oncologico.

Non va sottovalutato l’aspetto delle disparità territoriali assistenziali. Il costo sociale complessivo delle patologie tumorali rilevabile a livello nazionale è molto diversificato sul piano territoriale, visto che da un’indagine Censis-Forum per la Ricerca Biomedica, realizzata su 1.000 cittadini, si rileva che ben il 39,6% degli intervistati, in presenza di una patologia, farebbe ricorso alla sanità di un’altra regione e soprattutto che il dato sale ad oltre il 48% per le regioni meridionali. A questi dati va aggiunto quello relativo al 6% ed oltre che dichiara di essersi già rivolto alla sanità di altre Regioni quando ha avuto bisogno, ed anche il ricorso alla sanità estera è potenzialmente elevato tra gli italiani, considerando che il 39,1% dichiara che è pronto ad andarsi a curare all’estero, ed il 3% lo ha già fatto.

Esempi delle diversità territoriali in ambito oncologico emergono poi da alcuni indicatori di qualità delle cure proposti dalla Società Italiana di medicina generale (Simg): nel 2009 ha fatto una mammografia negli ultimi 15 mesi meno del 49% dei malati di tumore alla mammella, valore che presenta un campo di oscillazione tra il 53,7% della Lombardia e il 37,7% della Toscana; ha fatto una colonscopia negli ultimi 36 mesi il 51,6% dei malati di tumore al colon-retto, valore che ha un campo di oscillazione tra il 60,5% nel Veneto ed il 39,8% della Liguria.

Si rilevano difformità tra i territori regionali anche riguardo all’accesso ai farmaci antitumorali che, invece, potrebbero essere subito eliminate imponendo ovunque nel territorio nazionale la disponibilità immediata dei farmaci oncologici da riconoscere come innovativi.

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