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Sanità e salute nel 150o dell’Unità d’Italia: una lettura sociologica delle lunghe derive”. Un testo in occasione delle celebrazioni del 150o anniversario dell’Unità d’Italia




Il 150° dell’Unità d’Italia rappresenta un’occasione per riflettere sulle cose che sinora hanno tenuto insieme la comunità nazionale e sulla loro evoluzione possibile nel prossimo futuro. E se c’è un ambito che più degli altri merita una riflessione specifica rispetto al suo impatto sulla storia nazionale, sul modo di essere degli italiani, e sui rapporti interni alla comunità nazionale, è proprio la sanità.
Ripercorrendo i 150 anni di Unità d’Italia colpisce il fatto che la dimensione sanitaria sia stata fra le più lente, forse la più lenta, ad assumere dimensione nazionale e a chiamare in causa la responsabilità statuale. Infatti il Servizio Sanitario nazionale nasce nel 1978, cento anni dopo l’unificazione d’Italia.
E’ in epoca fascista che si registra un ampliamento della sicurezza sociale, e il soddisfacimento di un bisogno di base come quello sanitario con la Cassa mutua nazionale e l’Assicurazione sanitaria nazionale obbligatoria, oltre che con l’istituzione di una serie di istituti statali e parastatali a forte dimensione sanitaria come l’Onmi (Opera Nazionale Maternità e Infanzia). Precedentemente l’assistenza sanitaria si basava sulle cure a domicilio, per chi poteva permettersele, e su una rete di strutture di ricovero, più simili a degli ospizi che a degli ospedali, prevalentemente gestite da enti religiosi.
Ma il grosso del passaggio ad una piena responsabilizzazione pubblica si è avuto nel dopoguerra, specialmente dagli anni 60 in poi: l’esplosione, la saturazione e la fine delle Mutue ha condotto ad una concentrazione strutturale dell’offerta sanitaria, con il relativo Servizio Sanitario Nazionale (Ssn).
La legge 833 del 1978 che istituisce il Ssn, garantisce, dunque, su tutto il territorio nazionale la copertura sanitaria ed attribuisce le materie di indirizzo generale e di coordinamento allo Stato, mentre alle Regioni attribuisce il compito di legiferare sugli ambiti dell’assistenza sanitaria e di quella ospedaliera. Sarà all’inizio degli anni Novanta che emergeranno con maggiore evidenza quelle criticità del Ssn, indotte anche dalla nuova dinamica qualitativa della domanda, che renderanno urgenti interventi innovativi e incisivi sugli assetti istituzionali e le modalità di funzionamento del sistema.
A queste esigenze risponderanno le modifiche legislative rappresentate dal D.Lgs. 502/92, in seguito modificato con il D.Lgs. 517/93, che apriranno di fatto una nuova fase nella recente storia del Ssn. Il problema dell’economicità della gestione e quello di una programmazione in grado di trovare un equilibrio praticabile tra risorse disponibili e reali fabbisogni sanitari dei cittadini diventeranno parte integrante della mission del Ssn, accanto alla ricerca dell’equità nell’accesso alle cure.
Con gli anni Duemila, si entra in un’ulteriore nuova fase della storia della sanità, dove a pesare sono sempre più due aspetti: il federalismo sempre più dispiegato, che diventa devolution e dopo la lunga sperimentazione, proprio in ambito sanitario, perno dei nuovi assetti istituzionali; e il rispetto crescente del vincolo di bilancio per tutte le varie Regioni, indotto dalle difficoltà crescenti di finanziamento di una spesa pubblica che, in alcune aree, appare fuori controllo, senza peraltro alcuna reale motivazione epidemiologica.
Il combinato disposto dei due aspetti risulterà sempre più rilevante, sino ad arrivare alla fase attuale dominata dai Piani di rientro ai quali sono sottoposte ormai ben dieci Regioni, in gran parte meridionali, obbligate ad accettare una ristrutturazione industriale della propria offerta volto a ricondurre sotto controllo le determinanti della domanda e della spesa.
Nel più lungo periodo la sostenibilità della sanità sarà tutta legata alla capacità di accompagnare, da un lato, la maturazione dei cittadini verso l’acquisizione di stili di vita salutari e di pratiche sociali in grado di prevenire l’insorgere di quelle patologie, dai tumori, alle malattie cardiovascolari, alle tante patologie invalidanti ad alto impatto assistenziale; e, d’altro lato, alla capacità di promuovere una vera sanità di territorio, con un trasferimento sostanziale di risorse, personale ed energie, dai grandi ospedali, sempre più centri di alta tecnologia rivolti alla fase acuta, sempre più ristretta in termini di tempo, alla medicina della continuità e dell’integrazione con il sociale, capace di garantire copertura sanitaria e sociale prolungata nel tempo valorizzando le opportunità legate alle comunità e alle innovazioni tecnologiche.

Il testo “Sanità e salute nel 150° dell’Unità d’Italia: una lettura sociologica delle lunghe derive” realizzato dal Censis per la Fondazione Farmafactoring, in occasione delle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ripercorre la nascita, le vicende e lo sviluppo del sistema sanitario nazionale nel corso della recente storia unitaria nazionale.

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